Luca Rastello

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Oggi è il compleanno di Luca Rastello. Ho mancato il suo funerale, era morto il 6 luglio. Il 9 /10 luglio è la data di nascita di Nikola Tesla e anche di mia figlia. Si doveva celebrare a casa sua in campagna. Ho camminato per caso oggi lungo via Rossini e mi sono fermata giusto al posto dove l’ho visto l’ultima volta alla fermata del bus. Un’ora in piedi abbiamo parlato; la gente di Torino lo fa sempre e Luca era il signor alpino di Torino par excellence. Gli dissi che assomigliava sempre di più ad un attore turco di una serie televisiva sulla mafia turca, uno che sembrava cattivo ma era buono: era molto intrigato. Poi gli dissi che in realtà è l’opposto: uno che sembra buono ma è un cattivo, Questa gli piaceva ancora di più. Come si chiama, chiese. Non lo so, dissi. Mandami la foto. Non l’ho fatto in tempo!
Adesso poi potrei dire le solite cose: per me Luca non sarà’ mai morto. Non è vero. Lo è già. Non sono andata al funerale per molte ragioni ma soprattutto per prolungare la coscienza che non è più tra i vivi.
Dato che ci siamo frequentati nelle situazioni amichevoli in allegria con vini cibi e amici adesso non ricordo più i suoi pensieri geniali ma sopratutto le cose banali della vita quotidiana, che poi non trovano parole , solo delle emozioni!
Non le ho mai segnate, ho mancato perfino di registrare i suoi interventi sui miei libri: preziosi, veri, che mi mettevano il vento nelle ali nei momenti più difficili della mia carriera pubblica. Invece mi ricordo le cose meno importanti per voi che mi leggete. La notte con amici e alpini a Torino, tutta la notte a bere camminare ridere. Poi la nostra festa piccola dopo la sua festa pubblica in occasione della presentazione del suo ultimo libro a Torino. Ballavamo tutto il ballabile senza pudore d’età o di grazia.
La sua voce, la sua gentilezza e schiettezza nel giudizio, la sua signorile formalità nei posti pubblici. Da straniera non riuscivo a capire se a volte mi prendeva in giro oppure era sempre così. Lo chiamavo il sultano del giro delle amiche balcaniche che lui coltivava come conoscitore della ex Yugoslavia. Parlava perfino la nostra lingua. Il titolo di sultano gli piaceva più di ogni altro e rispondeva sempre alle mail con questo titolo, firmate da “le tue concubine dalle repubbliche jugoslave”.
Non ho mai conosciuto le figlie di cui parlava sempre. E perche allora tutto questo dolore per una persona come me che ne ha visto di tutte, seppellito qui tutti dai suoi più intimi? Non lo so. Il giorno della sua morte sono stata derubata da tutti documenti, molti risparmi, un paio di oggetti emotivamente preziosi. Un ingiustizia terribile che può capitare a tutti perché è una violenza statistica gratuita. Eppure quando mi è successo, dopo aver fatto la denuncia inutile e aver appreso che Luca ci ha lasciati, proprio dietro l’angolo, vicino a casa mia a San Salvario, mi sono calmata. La sua mancanza fisica ha fatto colpo materiale anche su di me. Il mio sangue che letteralmente scorreva dopo il mio incidente come se fosse dedicato a lui in un rituale magico postumo e per niente religioso. Non sono morta come lui e non voglio esserlo per carità, ma il fatto di aver sofferto almeno un po’ mi ha fatto star bene di fronte alla sua enorme perdita di vita. Lui se la aspettava da anni, anche noi, ed è proprio per questa che una volta arrivata sembrava ancora più inverosimile. Ogni volta che andavo via per un viaggio lungo, mi salutava: chissà se ci sarò quando ritorni. Ed ogni volta io avevo paura che non ci sarebbe stato. Questa volta era dietro l’angolo di casa mia eppure non ho potuto far niente per trattenerlo. Né io, né altri suoi amici e familiari molto più intimi. Sono cose della vita, le cose della morte, ma pur sempre ti fanno venire la voglia di non essere più dalla parte di quelli che rimangono. Speriamo che Luca stia bene ovunque stia adesso e nel frattempo noi rimasti temporaneamente ancora da questa parte gli scriveremo dei racconti, delle canzoni, perfino un romanzo ha promesso un noto scrittore americano di fantascienza!
Nell’ ultimo incontro in piedi per caso ho menzionato Proust. Ho detto: non so se è il mio scrittore preferito, ma anche lui è nato il 10 luglio e io lo rileggo in tutte le lingue tutta la vita, poco alla volta, pagina per pagina, per calmarmi. Mi ha guardato con gioia e stupore. Ma anche io, disse. Che strano, tutti e due non sembriamo proustiani, io lo tengo quasi segreto!
Luca adesso è in quel regno per me, segreto e proustiano fatto di dettagli di memorie e odori che fanno una vita intera e per sempre!

About jasminatesanovic

Jasmina Tešanović (Serbian: Јасмина Тешановић) (born March 7, 1954) is a feminist, political activist (Women in Black, Code Pink), translator, publisher and filmmaker. She was one of the organizers of the first Feminist conference in Eastern Europe "Drug-ca Zena" in 1978, in Belgrade. With Slavica Stojanovic, she ran the first feminist publishing house in the Balkans "Feminist 94" for 10 years. She is the author of Diary of a Political Idiot, a war diary written during the 1999 Kosovo War and widely distributed on the Internet. Ever since then she has been publishing all her work, diaries, stories and films on blogs and other Internet media.
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