San Salvario, mon amour

stasera a Casa del Quartiere, programma Besciamella, parliamo di San Salvario
Noi gente di San Salvario di Jasmina tesanovic

Noi non viviamo né in Italia né a Torino. Viviamo nel nostro borgo, dove le porte non sono chiuse, ma non sono nemmeno visibili. Voi che varcate la soglia di San Salvario, non vi perderete, ma non ne uscirete mai più. È una condanna magica al borgo, che vi prenderà nel vortice della vita quotidiana che un giorno diventerà storia. Storia di vite piccole, di vite strambe, di vite tragiche e molto felici. Ma pur sempre storie degne di essere raccontate e non dimenticate. Io racconto la mia.
La mia è la storia di una donna che ha perso la patria, che ha perso la madre lingua, che ha perso il patrimonio, che però non ha perso la testa. Sono una donna che è sopravvissuta alle guerre balcaniche raccontando storie.
Anni fa, quando sono venuta la prima volta a San Salvario era maggio e cadeva la neve.
Avevo appena perso mia madre la mia patria la mia lingua il mio patrimonio. Ne ho tratto un libro. Stavo sul terrazzo della casa della mia amica quando qualcosa mi colpi alla testa. Qualcosa di caldo, che strillava e si dibatteva freneticamente. Qualcosa che si era impigliato nei miei capelli sciolti e ricci. La mia amica mi disse: è un pipistrello, che sta lottando per liberarsi. Ho sempre chiamato mia madre “il pipistrello”.

Mi sono guardata attorno impaurita. La Mole Antoneliana luccicava da lontano, le colline annebbiate fumavano, i treni di Porta Nuova fischiavano e il Po straripava. Sotto, in strada, la gente in costume medioevale in uno strambo corteo cantava e ballava. In quel momento sono cominciati a cadere i primi fiocchi di neve, grandi morbidi e lenti.

Ho liberato il pipistrello con calma e ho deciso di rimanere a San Salvario. Era un segno.
Perché nel nostro borgo la gente non deve avere la patria il patrimonio la madrelingua o il passaporto. Siamo come quei pipistrelli orbi che volano di notte, che pendono alla rovescia di giorno, che però proteggono giorno e notte la propria dimora. Arriviamo da tutto il mondo e ci rimaniamo per il resto della vita se non ci cacciano. Facciamo figli che non appartengono a nessuno, di diverse razze e colori: creiamo il futuro, nel borgo. Parleranno la lingua del borgo, mangeranno il cibo di San Salvario e racconteranno la loro storia: da dove sono volati, perché ci rimangono finché non verranno scacciati.
E voi, gente con una patria, sappiate che cacciare via un pipistrello porta sfortuna!

About jasminatesanovic

Jasmina Tešanović (Serbian: Јасмина Тешановић) (born March 7, 1954) is a feminist, political activist (Women in Black, Code Pink), translator, publisher and filmmaker. She was one of the organizers of the first Feminist conference in Eastern Europe "Drug-ca Zena" in 1978, in Belgrade. With Slavica Stojanovic, she ran the first feminist publishing house in the Balkans "Feminist 94" for 10 years. She is the author of Diary of a Political Idiot, a war diary written during the 1999 Kosovo War and widely distributed on the Internet. Ever since then she has been publishing all her work, diaries, stories and films on blogs and other Internet media.
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