Nomadi linea 72

Ieri, domenica, sono salita sull’autobus 72, ma ho sbagliato la direzione. Sono finita a un piccolo cimitero (tanto prima o poi tutti finiamo lì) invece che in centro Torino. Il conducente, gentile, mi ha detto di aspettare 15 minuti che mi avrebbe riportato in centro.
Così è stato: solo che dopo due fermate sono saliti tre controllori e dopo avermi chiesto il documento, avendo capito che ero una straniera mi hanno contestato il biglietto, dicendo che era fuori Torino e che non valeva quello urbano. Mi hanno chiesto se avevo 25 euro. Ho risposto di sì. Mi hanno chiesto il passaporto e io non l’avevo, avevo la tessera internazionale dei giornalisti. E non volevo pagare, volevo che mi facessero la multa e me la mandassero all’indirizzo dove sono registrata. Loro mi hanno detto che mi avrebbero portato alla polizia se non avessi pagato, perché non avevo il documento giusto né il biglietto giusto.
Non volevano parlare con il conducente che mi appoggiava. Volevano solo i soldi subito. Io non volevo darli. Allora li ha tirati fuori il mio compagno, loro hanno controllato il suo biglietto, che aveva lo stesso difetto del mio e ci hanno fatto pagare subito 50 euro.
Mi spiace di non essere andata alla polizia. Mi spiace sempre quando vengo maltrattata solo perché sono straniera. Mi spiace quando non reagisco adeguatamente solo perché sono straniera e ho paura di essere buttata fuori dal paese sotto qualsiasi pretesto. So che la legge sta dalla loro parte, ho parlato con i miei amici che ne sanno qualcosa.
Scene simili mi sono capitate anche a Los Angeles, dove ero straniera, ma questo non vuol dire che mi sia abituata. Al contrario, ho bisogno di dirvelo, amici miei italiani, che so che non volete che tutti gli stranieri se ne vadano via dall’Italia grazie a un impiegato di Stato che applica la legge alla lettera. E posso dirvelo che è successo a me che sono una mezza italiana di fatto solo perché non sono un’italiana di diritto. Il mio compagno ed io siamo tutti e due bianchi di pelle e possiamo permetterci questa multa, per quanto ingiusta. Siamo stranieri privilegiati, che hanno anche dove andare se cacciati dall’Italia. Ma non credo che sia questa la situazione per molta gente che ci vive non solo per scelta ma anche per necessità.
Bisogna prestare attenzione e sentire la voce dei nomadi nella vostra città. Sono il vostro specchio, se non il vostro futuro.

About jasminatesanovic

Jasmina Tešanović (Serbian: Јасмина Тешановић) (born March 7, 1954) is a feminist, political activist (Women in Black, Code Pink), translator, publisher and filmmaker. She was one of the organizers of the first Feminist conference in Eastern Europe "Drug-ca Zena" in 1978, in Belgrade. With Slavica Stojanovic, she ran the first feminist publishing house in the Balkans "Feminist 94" for 10 years. She is the author of Diary of a Political Idiot, a war diary written during the 1999 Kosovo War and widely distributed on the Internet. Ever since then she has been publishing all her work, diaries, stories and films on blogs and other Internet media.
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